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Hitler
La Guerra
1 ° gennaio 1948: Heinrich Nordhoff
Le modifiche
Il record
Il trasferimento e il declino
Curiosità
Hitler
E' stata la "vettura del popolo" che ha motorizzato la Germania
del grande dopoguerra, anche se la sua storia nasce prima del conflitto,
sotto il dominio di Hitler.
Nel 1933, il dittatore tedesco chiese alle Case automobilistiche dell'epoca
un automobile che trasportasse due adulti e tre bambini oppure tre soldati
armati con un'arma leggera supplementare ad una velocità di almeno
100 km/h, che consumasse 7 litri di benzina ogni 100 km e che costasse
meno di 1000 marchi. Ma già due anni prima Porsche aveva disegnato
un'auto completa, leggera e con un manuale d'uso "a prova di stupido".
Nel 1936 furono pronti i primi tre prototipi per i test. Nel 1937 ne erano
disponibili altri 30 e nel 1936 il modello definitivo fu presentato al
Salone di Berlino. Si fecero collaudi per oltre 50.000 km.
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La produzione sarebbe dovuta iniziare
a settembre del 1938 presso il nuovo stabilimento Volkswagen di Wolfsburg,
fabbrica costruita in una città fondata apposta per ospitarla.
Il prezzo della macchina fu stabilito dal governo in 990 marchi: con
un sistema di rateizzazione, i tedeschi potevano comprarla risparmiando
5 marchi al giorno per 4 anni. 337.000 persone aderirono a questa
campagna.
Linea rivoluzionaria, rotondeggiante ed aerodinamica, carrozzeria
in acciaio, motore con cilindrata 985 cc, 24 cv, montato posteriormente,
4 ruote indipendenti, posteriore anche la trazione: l'auto soddisfaceva
tutte le richieste del Fuhrer.
Hitler stesso la battezzò "KdF-Wagen": "Kraft
durch Freude", "forza attraverso la gioia", il nome
dell'organizzazione nazionalsocialista per il tempo libero. |
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La guerra
Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale "congelò" il
Maggiolino nella fisionomia che sarebbe passata alla storia, ma non ne
bloccò lo sviluppo. La KdF-Wagen venne trasformata in un veicolo
adatto all'impiego bellico: macchine leggere ed economiche, facili da
costruire e soprattutto da riparare. Il Maggiolino diventò così
la Kubelwagen (dalla quale poi derivò la Pescaccia), una sorta
di torpedo, e la Schwimmwagen, la versione anfibia a 4 ruote motrici:
50.000 esemplari per la prima e 15.000 per la seconda.
La produzione civile riprese a Wolfsburg, semidistrutta dai bombardamenti,
solo nel 1945. 1.785 veicoli uscirono dalla fabbrica in quell'anno, destinati
prevalentemente alle forze alleate presenti sul territorio tedesco e alle
Poste statali. Altre 20.000 vetture civili furono ordinate dall'amministrazione
militare inglese che aveva assunto la gestione dello stabilimento Volkswagen.
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1° gennaio 1948: Heinrich Nordhoff
La vera storia contemporanea della Volkswagen Maggiolino inizia il primo
gennaio del 1948 quando gli inglesi restituirono la fabbrica di Wolfsburg
all'amministrazione locale ponendo l'ingegner Heinrich Nordhoff a responsabile
dell'azienda. Nordhoff gettò le basi per la ripresa della produzione
in serie, che nel 1950 contava già 100.000 pezzi. Iniziò
così la motorizzazione della Germania e il Maggiolino divenne il
simbolo del miracolo economico tedesco post-bellico.
Nordhoff fu l'uomo che, negli anni '50-'60 portò il Maggiolino
e la Volkswagen al successo in tutto il mondo: in breve, l'auto, conosciuta
e popolare anche nel resto d'Europa, visse un contemporaneo secondo boom
negli Stati Uniti, vendendo oltre 4 milioni di "Beetle".
La linea estetica, sostanzialmente quella dell'originale KdF-Wagen, cambiò
ben poco.
Nel 1949, Nordhoff lanciò la versione Export per i mercati esteri,
con finiture più curate, e la Cabriolet, costruita dalla carrozzeria
Karmann.
Consolidata la posizione sul mercato interno, la Volkswagen si aprì
nuovi sbocchi commerciali in Canada, Brasile, Stati Uniti, Australia,
Francia.
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Le modifiche
La prima modifica significativa rispetto al modello
presentato nel 1939 si notò soltanto nel 1953, quando il lunotto
posteriore diviso in due parti (Due Vetrini) fu sostituito da una
ovale (Ovalino) e poi allargato ulteriormente, seguendo l'unico suggerimento
di Pininfarina, che domandò: "E' perfetta cosi', perché
volete cambiarla?".
Numerose, invece, le modifiche tecniche: aumenti di cilindrata e potenza
dai 1200 ai 1600 cc e da 34 a 50 cv.
Nel 1971 il Maggiolino diventa Maggiolone, con muso allungato, sospensioni
McPherson per aumentare la capacita' del bagagliaio.
Due anni più tardi, per le normative USA sempre più
severe, il Maggiolone adotta il parabrezza bombato e tutti i modelli
montano fari posteriori ancora più grandi. |
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Il record
Il 15 settembre 1966 uscì dalle catene di montaggio di Wolfsburg
il 10 milionesimo Maggiolino e il 17 febbraio 1972, con l'esemplare numero
17.007.034, fu battuto il record di produzione della mitica Ford T.
Nonostante i primati, però, la monocultura aziendale della Volkswagen
basata sul Maggiolino stava per diventare pericolosa. Neanche l'introduzione
del Maggiolone fu risolutiva.
Così, nel 1974, i dirigenti contattarono Giugiaro che disegnò
la Golf, destinata a superare i precedenti records di produzione Volkswagen.
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Il trasferimento e il declino
Nel 1978, in Germania veniva prodotto solo la versione Cabriolet del Maggiolone.
Il Maggiolino si trasferì in Sudamerica, in Messico e in Brasile.
Nel 1980, la produzione in territorio tedesco del Maggiolino cessò
completamente per lasciare spazio alla Golf.
Dagli anni '90 ad oggi, il declino: in questi ultimi mesi venivano prodotti
in Messico 50 Maggiolini al giorno.
La versione "Ultima Edicion" segna la fine della produzione
del mitico Maggiolino, ma non segna certo la fine della passione nata
in tutto il mondo per questa macchina che riuscì a diventare "una
di famiglia".
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Curiosità
Negli Stati Uniti esiste un Club che riunisce tutti coloro che sono nati
a bordo di un Beetle: gli iscritti sono circa 500.
Il Museo Volkswagen di Wolfsburg ospita i modelli più rari e storici
della produzione: al suo interno, è conservato anche il Maggiolino
che venne regalato a Hitler, requisito dagli americani nel 1945. Nel 1956,
un privato lo vendette al concessionario VW di Monaco con un totale di
590.000 km: in seguito ad una visita degli esperti della Casa tedesca,
l'auto, che si credeva distrutta, venne restaurata ed esposta al Museo.
Nel 1963 e nel 1984 (con lo stesso Maggiolino), due responsabili dell'Autogerma
attraversarono lo Stretto di Messina a bordo del loro Maggiolino (ben
poco modificato) in 38 minuti.
Negli anni '70, un ricercatore petrolifero americano in perlustrazione
nel Sahara a dorso di cammello notò spuntare un Maggiolino abbandonato
da 5 mesi in seguito ad una tempesta di sabbia. Dopo averlo disseppellito,
il motore si avviò immediatamente.
Nel 1973, a Varese, scoppiò un incendio in un'autorimessa. Dalle
fiamme uscì un Maggiolino rosso con nessuno alla guida: il calore
aveva bruciato l'isolamento del cavo elettrico del motorino d'avviamento
che si era messo a girare, spostando l'auto che aveva la marcia inserita.

Quando si accende il motore a freddo una molla a spirale scatta e aziona
la ruotina dentata che tiene alto il regime al minimo: il Maggiolino va
in moto al primo colpo, qualsiasi sia la temperatura esterna. In più,
la grossa ventola del Maggiolino soffia fino a 500 litri di aria al secondo:
perfetto sia in Africa che in Siberia.
Il motore del Maggiolino fu utilizzato anche in aviazione, con modifiche
limitate all'alimentazione e all'accensione, a magnete anziché
a spinterogeno.
Durante la Seconda Guerra Mondiale fu installato nel cofano anteriore
un bruciatore a carbone di legna: il Maggiolino funzionò alla perfezione.
Nel 1959, per un test di "Quattroruote", due Maggiolini percorsero
l'Autosole da Milano a Bologna per 16 giorni consecutivi, per un totale
di 18.664 km a 110 km/h di media: nessun guasto.
Al Salone dell'Automobile di Torino del 1954, Nordhoff disse ad Agnelli
che aveva eliminato il rodaggio delle nuove auto. Grande fu lo stupore
dell'italiano che domandò come facessero senza quel periodo. Nordhoff
ribattè: "Semplice, noi facciamo i buchi rotondi".
Nel film di Woody Allen "Il dormiglione", il protagonista, lo
stesso Allen, ritrova in una caverna un vecchio Maggiolino abbandonato:
il motore partì senza il minimo problema e Allen esclamò:
"Però, questi tedeschi!"
(tratto dalla "Gazzetta
dello Sport" e "Automobilismo", adattamento di Alice Tentori)
Le foto di questa pagina sono
tratte dall'album di Massimo Tentori, socio fondatore del Maggiolino Club
Italia e collezionista di Volkswagen raffreddate ad aria.
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