Se avete un suggerimento interessante per
facilitare a tutti i lavori di manutenzione oppure se avete qualche
curiosità sulla storia dei nostri Maggiolini, scriveteci
al più presto!
Vuoi restaurare la tua VW?
La progettazione ed il restauro della Vostra VW
possono a prima vista sembrare un arduo compito. E se vi avvicinate
per la prima volta a questo hobby, l'impresa di compiere un restauro
completo può sembrare quasi esagerata. Può darsi
abbiate la fortuna di avere già il progetto in attesa,
oppure state iniziando da zero e cercate il modo giusto per affrontare
l’impresa. Prima cosa, considerate che il costo di un restauro
corretto e completo può avvicinarsi e superare il prezzo
di un’auto nuova ed attuale. In generale, uno dei mezzi
più pregiati è il Tipo 2 Pulmino Lusso tetto apribile.
Infatti, di questi tempi, il costo e il valore dei Transporter
sono in costante aumento: il restauro rappresenta un surplus che
un appassionato deve mettere in conto se vuole aggiungere un classico
Pulmino VW nella propria collezione. Godiamoci, quindi, il processo
di trasformazione dalla ruggine allo splendore, riportando vecchi
gusci alla vita, a volte meglio di quanto non lo fossero in origine.
E ben sappiamo quanto poi i nostri Pulmini, così come le
altre nostre VW, si dimostrino essere sempre affidabili. La crisi
economica, tuttavia, ci impone un compromesso nella scelta: se
siete ancora a caccia di una VW, vi suggerisco di avere pazienza
e prendere una decisione sensata sul modello che meglio si adatta
al vostro stile di vita, al vostro budget e che soddisfa le vostre
passioni ‘vintage’. Si possono trovare on line molti
utili consigli che vi possono guidare nella ricerca e siti dove
si può chiedere ad appassionati più esperti. Una
volta capito cosa desiderare, decidete come volete utilizzare
la vostra nuova VW. Siete concentrati sul possedere un mezzo originale
o vi interessano le modifiche e le personalizzazioni? Siete intenzionati
ad avere un capolavoro per stupire la folla ai raduni? O avete
bisogno di una più pratica VW da usare quotidianamente,
facile da guidare e che potrete parcheggiare ovunque? E’
bene cercare onestamente un equilibrio nei vostri desideri VW
in modo che si possa sviluppare un giusto restauro. Il restauro,
infatti, non è una passeggiata: spesso richiede ampie documentazioni
fotografiche, attenzione ai costi e alla qualità del lavoro
svolto. Rifletteteci bene prima di ‘andare da soli’.
Una volta ammortizzati tutti i costi, prevedibili ed imprevedibili
del restauro, avrete di fronte a voi il mezzo dei vostri sogni.
Inoltre, una VW è parecchio divertente e godibile in famiglia,
non solo per alcuni mesi, ma plausibilmente guidabile per anni
e anni lungo la strada. L’approccio al restauro può
variare a seconda degli appassionati: alcuni vivono la propria
passione attraverso il divertimento di toccare con mano ogni dado
e bullone, e rimettere completamente a posto ogni aspetto del
proprio veicolo nel corso del tempo necessario. Presa comunque
la decisione sul progetto di restauro, bisogna iniziare l’accurata
scansione di ciò di cui si ha bisogno di sostituire, riparare
o correggere. Se non si ha gran fretta di completare, raccomando
che ci si concentri su come il vostro VW diventi sano e guidabile.
Molto importante è il sistema frenante: bisogna, difatti,
assicurarsi di poter fermare la vettura. Per questo aspetto, l’acquisto
di parti di qualità è fondamentale! Non da meno
è l’impianto elettrico: occorrerà controllate
che il cablaggio e tutti i componenti siano puliti e disossidati
e integri. Ora è giunto il momento dei lavori di carrozzeria.
Valutatevi come meccanico: avete gli strumenti e lo spazio di
lavoro necessari? E quanto tempo libero si può davvero
investire nel processo di ripristino? Voi e i vostri amici avete
esperienza da esperti meccanici per poter risparmiare un po’
di soldi facendo il lavoro di smontaggio? La cosa più bella
è che si può arrivare a conoscere intimamente ogni
centimetro della tua VW. Se non si è in grado di affrontare
la verniciatura bisogna cercare una buona carrozzeria. Qualcuno
dei vostri amici maggiolinisti potrebbe esserci già passato,
per cui può essere felice farsi raccomandare un indirizzo
o farsi mettere in guardia circa il fallimento di precedenti esperienze.
Internet e i Club sono pieni di altri appassionati VW pronti a
assistervi e a darvi utili consigli su tutti i servizi di cui
avete bisogno. In vista del primo appuntamento per un preventivo
di riparazione in una carrozzeria, fate una lista dettagliata
delle vostre esigenze e desideri. Aspettatevi che, durante la
stima, il carrozziere possa scoprire e segnalarvi ulteriori lavori
da eseguire. Il preventivo potrebbe includere anche qualsiasi
raddrizzamento e la verniciatura del paraurti e di tutti i cerchioni.
Chiedete se le porte devono essere rimosse, siate sicuri che ogni
cerniera non presenti problemi ed eventualmente affrontateli prima,
e che l'allineamento delle porte, dei cofani e dei parafanghi
sia perfetto prima che il processo di verniciatura inizi. Discutete
un calendario chiaro e ragionevole per il lavoro da fare. Poi
aggiungete alla stima un piccolo periodo di tempo aggiuntivo in
modo da avere abbastanza elasticità per eventuali problemi
imprevisti o di ri-assemblaggio. Coordinate tutti gli arrivi da
tutti gli altri fornitori di pezzi di ricambio e controllate la
qualità e la “correttezza” delle riparazioni.
Visualizzate ogni centimetro della vostra VW con il personale
dell’officina e specificate cosa deve essere toccato e che
cosa non dovrebbe essere alterato. Offrite i vostri libri e fotografie
per illustrare ciò che vi aspettate. I colori originali
possono essere riprodotti in modo accurato dai sistemi di verniciatura
di oggi. Limitarsi a specificare il colore non basta: assicuratevi
che la carrozzeria possa miscelare l'esatta tonalità. Verificate
sui siti on-line i codici colori e le formule di miscelazione.
Se si chiede, la maggior parte delle officine dovrebbe essere
in grado di mescolare e verniciare come campione un pezzo di lamiera
con il colore che voi approverete o meno. Se potete, fatevi specificare
le ore necessarie per le riparazioni. Un altro vantaggio è
che si possa controllare la qualità dei pezzi di ricambio:
ancora meglio sarebbe fornire all’officina i pezzi acquistati
da voi, anche per evitare lungaggini di spedizioni varie che trattengono
la VW in carrozzeria. Non pagate mai l'intero importo in anticipo.
Molti di noi hanno riscontrato che il costo finale spesso supera
la stima iniziale almeno del 50%, visto che spesso il carrozziere
scopre problemi che noi non avevamo riscontrato: si potrebbe,
infatti, trovare più ruggine o lamiere danneggiate, o ancora
precedenti riparazioni scadenti. Questi sono solo alcuni suggerimenti
per chi si avvicina al mondo del restauro di una VW: forza e coraggio,
il cammino può essere lungo, ma appagante!
Massimo Tentori
GRANDI NOVITA' DALL'ENCICLOPEDIA DEL MAGGIOLINO
L'Opera COMPLETA, GRATUITA, A COLORI, IN ITALIANO,
sulle VW raffreddate ad aria! Dal 14/08/2008 l'Enciclopedia del
Maggiolino per immagini è 'residente' (con gli stessi contenuti)
in un nuovo sito, dal nome più adatto: www.enciclopediadelmaggiolino.it
Il vecchio indirizzo, www.gamma500.it, resterà ancora
attivo fino al 18/10/2009, dopodichè cesserà di
funzionare. Dal Gennaio 2009 l'Enciclopedia terminerà il
suo percorso di "edizione annuale" iniziato dieci anni
prima, nel 1999 (aveva 120 pagine, in dieci anni ha più
che quadruplicato la dimensione!). L'edizione "finale"
2009, che supererà le 500 pagine, resterà valida
per almeno 5 anni, e nelle annualità successive saranno
emesse solo pagine di aggiornamento. Questo per facilitare chi
vorrà stamparsi il libro o comprarselo già stampato,
senza rischiare di doverselo ristampare completamente ogni anno.
L'edizione "definitiva" 2009 potrà essere anche
ricevuta già stampata! Il volume sarà prenotabile
via internet, al solo costo della stampa e della spedizione, stampato
a colori e rilegato con copertina rigida a colori, entro DICEMBRE
2008 (il regalo di Natale ideale per tutti i Maggiolinisti!).
Il costo probabilmente sarà inferiore ai 60 Euro + spese
di spedizione. L'Enciclopedia ovviamente è e resterà
sempre scaricabile, gratuitamente, per sempre.
…era il 1969
Era il 1969. Ci vollero 24 anni prima
che altri costruttori ci pensassero!
La VW era all’avanguardia nella tecnica: voglio riproporvi
un articolo apparso su Notizie VW , notiziario ufficiale distribuito
dall’Autogerma presso tutti i Concessionari.
Nel quadro delle ricerche per
la sicurezza, la Fabbrica Volkswagen ha compiuto una serie di esperimenti
riguardanti i cuscini d’aria a gonfiaggio automatico per la
protezione dei passeggeri. Le prove, compiute dalla Volkswagen in
collaborazione con la Ditta americana Eaton, Yale e Towne, riguardano
un sistema che funziona nel seguente modo: i “sacchi d’aria
“ (questa è la traduzione letteraria) sono sistemati
nel cruscotto oppure nell’imbottitura del volante. In caso
di urto, un interruttore sensibile alle accelerazioni, applicato
alla parte anteriore della vettura, comanda il riempimento dei “sacchi
d’aria” con azoto prelevato da bombole a pressione.
Ciò avviene in qualche decimo di secondo. Prima ancora che
i corpi dei passeggeri vengano proiettati in avanti, il cuscino
d’aria ha riempito lo spazio tra il quadrante ed il volante
e tra il passeggero ed il cruscotto. La forza esercitata dal corpo
umano sul cuscinetto d’aria, al momento dell’impatto
porta alla fuoriuscita dell’azoto attraverso una valvola.
L’urto del corpo dei passeggeri viene così frenato
morbidamente.
I primi esperimenti compiuti nel centro di ricerche e sviluppo di
Wolfsburg sono stati coronati dal successo in questi ultimi giorni.
I fotogrammi scattati da un apparecchio a grande velocità
(1.000 fotogrammi al secondo) sono stati ripresi ad un impatto alla
velocità di 50 km/ora. I primi tre fotogrammi mostrano il
rigonfiamento del cuscino d’aria e lo spostamento avanti del
passeggero. Circa 30 millesimi di secondo dopo l’inizio dell’impatto,
le “sacche d’aria” sono già gonfiate.
La “sacca d’aria” ed il suo impiego continueranno
ad essere studiati presso la Fabbrica Volkswagen. Prima che il sistema
possa essere sviluppato per un impiego pratico e portato alla produzione
in serie, sarà necessario chiarire una serie di problemi
fondamentali (applicazione alla Vettura, garanzia di funzionamento,
resistenza al tempo ecc.). Ad ogni modo il cuscinetto d’aria
non ha il compito di sostituire altri sistemi di sicurezza quali
cinture e zone ad assorbimento controllato d’urto, bensì
di completarli.
Nei fotogrammi 1-2-3 le situazioni dopo 16 millesimi di secondo;
dopo 30 millesimi; dopo 82 millesimi di secondo; nel fotogramma
4 una panoramica generale della Vettura.
Camillo Croci
Volkswagen New Zealand
Lo sbarco del Maggiolino agli
antipodi rappresenta una storia alquanto a sé, che nasce
grazie alla famiglia Turner, che importava prima della guerra dei
telai di furgoncini Bradford, una sottomarca dell’inglese
Jowett. Li montava in un edificio dove le lavorazioni cominciavano
a piano terra col telaio a 2 cilindri proveniente dall’Inghilterra,
e terminavano con parte della carrozzeria al secondo piano, da cui
il camioncino scendeva mediante un elevatore esterno e veniva destinato
alla carrozzeria esterna che completava cabine e cassoni. Una lavorazione
lenta ed eseguita in un comune edificio la cui stabilità
era messa a dura prova dall’aumento di peso sui piani superiori
e dall’uso dell’elevatore esterno.
Dopo la guerra la famiglia avrebbe continuato questa minima ma proficua
attività, anzi l’avrebbe allargata al montaggio in
loco della Jowett Javelin, berlina, una moderna 4 cilindri boxer.
Le licenze di importazione erano appena state acquisite dal governo
neozelandese, ma la cosa non decollò: quando nel 1953 avvenne
il tracollo della Jowett, in madrepatria, il progetto dovette essere
definitivamente abbandonato.
Che fare ? I Turner affrontarono la debacle rivolgendosi a una marca
differente e perché non la Volkswagen ??? A quell’epoca
la politica commerciale della Casa tedesca era piuttosto aggressiva.
La Volkswagen aveva aperto già una grossa filiale in Sud
Africa e stava completando il suo insediamento in Australia.
Era stata appena acquisita una superficie idonea per installare
una filiale con possibilità di montare in loco automobili
provenienti dall’estero in versione CKD (completely knocked
down, ovvero smontate in apposite casse e da riassemblare a destinazione).
I primi contatti con la VW avevano già avuto luogo nel 1951,
in previsione della fine degli arrivi dalla Jowett. Curiosamente
la maggior parte dei colloqui fu seguita dalla Volkswagen del Sud
Africa, tramite il barone von Oertzen.
Come già aveva fatto negli Stati Uniti, la Volkswagen aveva
anche capito che non poteva vendere le sue auto senza aver prima
creato la rete di assistenza, con officine preparate, ricambi e
uomini in grado di risolvere eventuali problemi alle vetture.
Per fare questo si affidò a un personaggio dal buffo cognome:
Uli (Ulrich) Jakubassa.
Nel 1954, all’arrivo delle prime VW in Nuova Zelanda egli
era già molto attivo come insegnante nella scuola per formare
i meccanici e come ispettore per verificare se le officine VW si
attenessero regolarmente al “decalogo” di comportamento
imposto dalla fabbrica.
I meccanici dovevano superare un vero esame se volevano lavorare
per la Volkswagen, e le officine e i venditori non dovevano essere
da meno. Nell’isola Meridionale Jakubassa ispezionò
un’officina trovando che i segni per terra erano del formato
sbagliato. Alle sue rimostranze lo sgarbato concessionario lo mise
alla porta. Ma la VW gli ritirò la licenza. A Rotorua una
insegna troppo grossa delle conserve Watties faceva pensare a un
supermarket, piuttosto che a una concessionaria VW. Uli convinse
il proprietario a rimuoverla semplicemente presentandosi alla cassa
soldi alla mano e richiedendo prodotti Watties. In un altro caso
trovò il salone troppo sporco. Gli diedero una scopa e lui,
con grande semplicità, mostrò cosa andava fatto...
Jakubassa monitorava la situazione per mantenere le concessionarie
all’altezza degli standard di qualità prefissati dalla
Volkswagen. Non era arrogante e il suo buon carattere gli permetteva
di assorbire e adattarsi alla cultura neozelandese.
Sotto sotto era prussiano, ma stemperava questa sua meticolosità
con una buona dose di convivialità, ben apprezzata dappertutto
dove si trovava.
Nell’aprile 1954 erano arrivati i primi Maggiolini, a luglio
i primi Transporter: nel primo anno di attività 600 Maggiolini
e 550 furgoni e pulmini correvano già sulle strade delle
isole neozelandesi. La proporzione quasi uguale tra Tipo 1 (Maggiolino)
e Tipo 2 (Transporter) era molto curiosa e tipica di quel mercato:
nella vicina Australia il rapporto era di 8 a 1 ! Già nel
1955 usciva il 1.000° Transporter.
Nel 1957 l’attività, pur con le restrizioni alle importazioni
imposte dal Governo neozelandese, era ormai fiorente, e il 10 maggio
1962 usciva dalla linea di assemblaggio il 10.000° Maggiolino.
Le operazioni nei mari del Sud continuarono con successo per molti
anni ancora.
Marco Batazzi
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